La casa di Leda, piovono lamentele nella zona dell’Eur

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Lo scorso 11 luglio  è stata inaugurata ufficialmente  “La casa di Leda” , destinata a ospitare  detenute con prole e la cui sede  si trova in una  villa con parco nella zona residenziale dell’ EUR. Definito come “un fiore” dal ministro  di giustizia Orlando, era un progetto  avviato dall’assessora Danese con la collaborazione di varie istituzioni e in accordo  con il tribunale di Roma che ha la responsabilità dei beni sequestrati  alle mafie.

Ma come tutti i fiori qualche spina c’è l’ha pure almeno a sentire i residenti riuniti nel Comitato EUR INSIEME   che da tempo denuncia attraverso comunicati , esposti, diffide verso tutti gli organi competenti le modalità con cui si è portato avanti questo progetto.

Da qualche parte definiti razzisti ed intolleranti loro insistono sulla mancanza di trasparenza,  tanto vantata dai 5 stelle che governano anche quel municipio e hanno avanzato numerosi esposti denunciando illegittimità  ed omissioni.

Gli esposti sono stati indirizzati al Comune di Roma Dipartimento Politiche Sociali, al sindaco Virginia Raggi, al presidente del IX Municipio Dario D’Innocenti e ancora al DPS  assessore Baldassarre , al direttore Giulioli, all’ on. Argentin, che ha fatto un’interrogazione parlamentare il 26 maggio 2016  citando anche un  episodio avvenuto il 26 aprile 2016 quando cittadino   e membri  del CdQ si sono recati a viale Marconi per esercitare il diritto di partecipazione alla seduta pubblica venendone  estromessi.

Nella sostanza  il CdQ lamenta che  La Casa Protetta è stata decisa senza mai informare i cittadini. Fra le domande in attesa  di risposta ci sono quelle relative al criterio in base al quale è stata scelta e ritenuta idonea la struttura, se ci siano state le verifiche degli impianti, se ci siano le certificazioni di conformità e chi le abbia rilasciate, se ci siano stati sopralluoghi da parte della Asl  e alcun nullaosta sanitario, se sia stato predisposto il progetto di prevenzione incendi approvato dai VV.FF.

E ancora quali dotazioni di sicurezza siano state predisposte, se sia stato acquisito il D.U.VR. (documento unico di valutazione rischi) con nomina del R.S.S.P.( responsabile della sicurezza e prevenzione .

Sin qui rimaniamo a livello di omissioni tecniche ma i cittadini puntano il dito anche sul presunto  spreco di denaro pubblico, la inidoneità della villa scelta, la mancanza di alcuno studio della fattibilità del progetto.

Certo tutto è opinabile soprattutto se alla fine della fiera quei cittadini quel “fiore” non lo vogliono sotto  casa propria anche per un certo comportamento giudicato “incivile” delle 4 residenti  con figli appresso, ma qualche conto il CdQ lo ha pure fatto.

La casa protetta destinata ad ospitare al massimo  6  detenuti con prole presenterebbe un costo di gestione  stimato dagli esperti intorno ai 250 /300mila € annui. Poste S.p.A ha messo a disposizione 150mila€ , solo per il primo anno. Nessuno dice dove sarà  reperita la restante somma , che per legge dovrà essere sborsata dal Comune, il quale non ha nemmeno stimato il costo delle utenze per una villa con giardino di tale notevole metratura.

La  struttura presenta poi gravi problemi di sicurezza e prevedibili ingenti costi per adattarla all’uso, quindi  risulterebbe non idonea a ospitare bambini piccoli .Secondo EUR INSIEME , l’immobile sequestrato alla criminalità organizzata e dato in comodato d’uso gratuito al Comune di Roma avrebbe potuto essere destinato ad utilizzi molto più proficui , magari  a beneficio non di 6  ma di  numerose famiglie.
E’ vero anche che i comitati spesso difendono spesso interessi egoistici di chi si vede in qualche modo svalutato il proprio immobile per la presenza di questo “fiore” o addirittura  teme per l’ordine pubblico,  ma se ai cittadini non verranno date risposte i veleni continueranno a scorrere.

Gilda Tucci

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